L'”ignorante” che fece fortuna. “Henry Ford”

Durante la Prima guerra mondiale, un giornale di Chicago pubblicò una serie di
editoriali in cui, fra l’altro, si accusava Henry Ford di essere un “pacifista
ignorante”. Ford si offese e querelò il direttore per calunnia. Quando si arrivò al
processo, i legali del giornale sostennero di poter provare ciò che era stato
scritto, chiamando lo stesso Ford al banco dei testimoni per dimostrare alla
giuria quanto fosse davvero ignorante. Gli posero una filza di domande di ogni
genere per far affiorare con evidenza che, sebbene possedesse notevoli
cognizioni specializzate sulla produzione automobilistica, tutto sommato era un
asino.
Ford dovette ascoltare quesiti seccanti come: «Chi era Benedict Arnold?»
«Quanti soldati gli inglesi mandarono in America per soffocare la ribellione del<

br> 1776?» Rispondendo all’ultima domanda, Ford disse: «Non conosco il numero
esatto dei soldati inviati dagli inglesi, ma ho sentito dire che erano molti più di
quelli che poterono tornare a casa».
Infine, stanco di tutte quelle domande, oltremodo infastidito da un avvocato
particolarmente offensivo, Ford puntò il dito contro di lui ed esclamò: «Se
volessi davvero rispondere alle domande insulse che mi pone, o alle migliaia che
mi vuole porre, mi permetta di ricordarle che nel mio ufficio ho una fila di
bottoni elettrici che posso pigiare quando voglio per convocare chi mi dà la
risposta esatta a tutte le questioni relative ai miei affari. Ora, vuole spiegarmi
perché dovrei riempirmi il cervello con un sacco di nozioni generiche per tener
testa agli stupidi che mi pongono domande, visto che ho a disposizione tutti gli
uomini che voglio per avere i fatti che mi servono quando mi servono?»
La logica della risposta era certamente ottima.
L’avvocato era stato steso, zittito. Tutti i presenti nel tribunale si resero conto
che non avevano di fronte un ignorante, ma un uomo veramente istruito. È
davvero istruito chi sa dove attingere le conoscenze quando ne ha bisogno e
come organizzarle in forma di progetti pratici.
Grazie all’aiuto della sua “alleanza di cervelli”, Ford poteva disporre delle
nozioni specialistiche che gli servivano per diventare uno degli uomini più ricchi
d’America. Non era essenziale che ingombrasse la mente con una zavorra di
nozioni.