Cina, l’orribile tratta delle donne birmane usate come incubatrici

Il report di Human Rights Watch. Sono adescate con la promessa di un lavoro, ma in realtà vengono schiavizzate, messe incinta e abbandonate dopo il parto. Storie di donne Kachin, lo Stato del nord Myanmardi

Vengono adescate con la promessa di un lavoro oltre la frontiera, in Cina. Un posto da cameriera o da cuoca, pagato quanto basta per uscire dall’assoluta povertà. Ma in realtà l’impiego non esiste e loro finiscono schiavizzate e messe incinta. Usate come incubatrici per poi essere spesso abbandonate dopo il parto. È la storia di molte donne birmane del Kachin, lo Stato più settentrionale del Myanmar, dove da anni è in corso un conflitto tra le milizie governative e i guerriglieri dell’esercito di indipendenza del Kachin. Lo denuncia l’organizzazione non governativa internazionale Human Rights Watch in un report dal titolo: “Dacci un bambino e ti lasceremo andare”. Una ricerca che si basa su 73 interviste, tra cui 37 fatte a vittime che sono riuscite a fuggire dai loro aguzzini e tornare al paese d’origine.

Che cosa sta succedendo in Kachin. Se si parla di Myanmar è quasi inevitabile pensare ai Rohingya, la minoranza musulmana perseguitata. C’è, però, un altro genocidio che non guadagna i riflettori. Ha per protagonisti i Kachin, minoranza per lo più di religione cristiana, che è vittima della lotta tra le truppe governative del Myanmar e l’Organizzazione per l’Indipendenza del Kachin (KIO), con il suo braccio armato: l’Esercito per l’Indipendenza del Kachin (KIA). Le ragioni del conflitto risalgono al lontano 1948, anno in cui il Myanmar ottenne l’indipendenza dagli inglesi e allo Stato del Kachin venne promessa l’autonomia. Le tensioni sono iniziate nel 1962, nel momento in cui i militari hanno preso il potere. Ma un “cessate il fuoco” ha garantito tranquillità per circa diciassette anni. Almeno fino al 2011, quando sono ricominciate le ostilità.

Da sfollati faticano a sopravvivere. La guerriglia ha lasciato senza casa oltre 100mila persone. Sfollati che, come documenta Human Rights Watch, faticano a sopravvivere. Per esempio, l’amministratore di un campo profughi ha rivelato che ogni 45 giorni una famiglia riceve una razione pari a due tazze di riso per componente, e sei dollari a testa da utilizzare per tutte le altre spese. Chi è fuori dai campi non se la passa meglio in quanto deve far fronte alla mancanza di occupazione e a salari da fame. Una disperazione accentuata dal fatto che il governo del Myanmar ha bloccato gli aiuti umanitari da distribuire alla popolazione, soprattutto nelle aree controllate dal KIO.

Donne usate come incubatrici. Ed è proprio facendo leva sulla fame che lucrano i trafficanti, guadagnando tra i tremila e i tredicimila dollari a ragazza. Uno degli aspetti più inquietanti è che spesso non si tratta di sconosciuti. Anzi, sono per lo più persone molto vicine alla vittima. Amici o parenti che possono contare sulla fiducia della donna. La convincono ad attraversare la frontiera e ad arrivare in Cina, promettendole un impiego. Molte non hanno altra scelta e si lasciano ingannare pensando che oltrepassare il confine, dove c’è sempre bisogno di manodopera e anche il lavoro nero è pagato meglio rispetto al Kachin, sia la soluzione più giusta. Non sospettano di essere state, invece, vendute come spose.

Per giorni chiuse in una stanza. Una volta arrivate nella famiglia che le ha comprate, sono trattate come delle schiave sessuali. A volte finiscono per giorni chiuse in una stanza, dove vengono violentate. Altre sono persino costrette a trattamenti per la fertilità perché spesso il loro compito è soddisfare un desiderio ben preciso: assicurare la progenie. Tanto che dopo il parto, alcune, sono abbandonate al loro destino in mezzo alle campagne cinesi. La sofferenza prosegue anche per coloro che riescono a tornare nel paese d’origine: sono emarginate, non hanno adeguato supporto psicologico, e raramente ottengono una blanda giustizia.

La politica cinese del figlio unico. Secondo Human Rights Watch, ciò che spinge le famiglie cinesi ad alimentare un traffico del genere è un problema legato alla politica del figlio unico adottata in terra del Dragone tra il 1979 e il 2015. La scelta ha incentivato le coppie ad assicurarsi che il fiocco del loro unico bebè fosse azzurro. Il motivo è semplice: la tradizione vuole che i maschi rimangano in casa con i genitori, mentre le femmine vadano a vivere con la famiglia del marito. La conseguenza è una società prettamente maschile. Si stima che oggi in Cina ci siano circa 30/40 milioni uomini in più delle donne. E le proiezioni per il 2030 suggeriscono che il 25% dei quarantenni non si sposerà mai. Ecco perché alcuni sarebbero disposti ad acquistare una schiava sposa in Myanmar. Anche se conoscere esattamente le proporzioni del problema è impossibile.

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